Conferenza stampa 18/8/2000
Provincia di Vicenza

DALLA “ARCHEOLOGIA SPERIMENTALE”
ALLA “ARCHEOLOGIA DELLA GUERRA”,
ALLA “ARCHEOLOGIA DELLA MENTE”.

RICERCHE DI FRONTIERA A ROTZO E SULL’ALTIPIANO DI ASIAGO


PREMESSA
(di Antonio Franzina)

La funzione di cerniera svolta dall’area veneta tra l’ambito culturale greco-egeo (e quindi medio - orientale) e quello dell’Europa centrale è nota sin dall’antichità. Non è un caso se Omero e successivamente anche i grandi tragici greci si siano premurati nel riconoscere ai Veneti nobili natali attraverso la partecipazione al mito fondante della guerra troiana. Meno nota, invece, è la funzione assunta dal Vicentino nel ruolo più ampio svolto dall’intero territorio regionale. Una funzione che sembra essere tutt’altro che marginale, anzi, strategicamente centrale con la riproposizione, anche a distanza di centinaia di anni, di modelli e di insediamenti, ma non solo, che sembrano richiamarsi gli uni con gli altri.

Ad esempio, il corridoio naturale tra l’area della Lessinia e i Berici e i collegamenti che questo corridoio apre a nord come a sud, delinea un punto di passaggio obbligato nelle direttrici est-ovest, ma anche nord-sud: paradossalmente, ma non troppo, è questa la zona dove oggi la discussione sui nuovi impianti viabilistici e di trasporto o trasmissione dati (dalle nuove arterie stradali all’Alta capacità ferroviaria fino alla rete cablata) si fa più viva, ma è anche l’area dove è possibile scoprire tracciati e percorsi antichi di millenni, affiancati magari dalla viabilità d’epoca romana fino agli interventi napoleonici. Si dirà che ciò è naturale, considerato la morfologia del terreno e la direttrice est-ovest. Naturale fino ad un certo punto: non sono molte le aree al mondo dove la riproposizione dello stesso tema, il passaggio, avviene con una costanza sorprendente che si dipana dal 5.000 a.C. Perché il problema non sta nell’obbligatorietà di questo passaggio, quanto nella fitta rete di relazioni che da questo punto si dipana: pensiamo agli insediamenti neolitici o della cultura dei vasi a bocca quadrata nei Berici; pensiamo alla rete dei castelli o delle fortificazioni nella vallata dell’Agno Chiampo; alla cosiddetta via dei Veneti con i relativi insediamenti pedemontani e via discorrendo.

Anche il Bostel e i villaggi dell’Altipiano non sono estranei a questa rete. Anzi. Il Bostel, con le nuove scoperte che vengono presentate quest’oggi alla stampa, conferma ancor più la sensazione di un fitto reticolo con nodi ad elevata specializzazione che punteggiavano il territorio vicentino, chiamato sì alla funzione di cerniera lungo la direttrice est (mare Adriatico) ovest (pianura Padana), ma anche nell’asse nord (ambito di cultura proto-retica e poi proto-celtica) sud.

Questo reticolo vede nel Bostel un punto particolarissimo ad alta tecnologia produttiva: a mo’ di battuta, molto più seria di quanto non si creda, lo definimmo un “melting point”, un punto di fusione, accennando in questo sia alla specializzazione nella lavorazione del rame (confermata da recenti scoperte), sia alla funzione di fusione tra culture diverse tipica delle zone di confine.

Ciò che gli studi archeologici stanno facendo emergere, vogliamo dire, è una nuova mappa del territorio antico, con precise zone di specializzazione commerciale o produttive: un reticolo, in altre parole, che propone una sorta di policentrismo diffuso “ante litteram” articolato lungo precise arterie, e il tutto ben prima della sistemazione e della centuriazione romana.

Ciò che si chiede oggi agli archeologi è un ulteriore sforzo: aiutarci a comprendere come e soprattutto perché ciò sia stato possibile in epoche così remote.

In questo contesto l’Altipiano di Asiago, non solo il sito del Bostel sebbene questo rimanga la zona più emblematica, è giunto pressoché intatto sino al primo decennio del Novecento. Solo le devastazioni del Primo Conflitto mondiale hanno portato profonde modifiche, ma studi attenti e approfonditi possono, con l’ausilio delle moderne tecnologie, ricostruire la situazione originaria, permettendoci di leggere e riscoprire l’evoluzione dei percorsi. Così il Bostel, affrontato con le armi della moderna archeologia, si presenta come campo sperimentale di un lavoro estremamente complesso, in cui dobbiamo essere consapevoli di aver portato alla luce solamente la parte sommitale di un sistema in realtà molto più complesso e articolato di quanto non si creda.

Che la zona di scavo sia accessibile ai visitatori e che questi, sotto la guida degli archeologi possano seguire in diretta, mese dopo mese, l’evoluzione delle scoperte, è un altro importante risultato, colto grazie alla cooperazione di più soggetti, da enti locali alla Reggenza dei Sette Comuni, dall’Apt asiaghese, fino all’Università di Padova, alla Soprintendenza, al Comune di Rotzo e all’Amministrazione Provinciale. La speranza sarebbe quella di aggregare a questi soggetti nuovi protagonisti di uno sforzo culturale di primaria importanza e assieme a loro aprire nuove prospettive per uno studio che si sta sempre più rivelando importante, non solo per la sua valenza culturale. 


SCAVI E RICERCHE (GIUGNO-LUGLIO 2000)

Dal 1993 il Dipartimento di Scienze dell’Antichità dell’Università di Padova e il  CISAS (Centro Internazionale di Studi di Archeologia di Superficie) con la direzione del prof. A. De Guio conduce, nella cornice di un più ampio progetto-quadro di riferimento (“ALTIPIANO RISORSE”), diverse campagne di ricerche e scavi sull’area archeologica del Bostel di Rotzo, in collaborazione con la Soprintendenza Archeologica per il Veneto e altri istituti di ricerca ed università italiani e stranieri (cfr. in particolare Nottingham e Boston).
Gli studi, finanziati annualmente dall’Amministrazione Provinciale di Vicenza, sono stati orientati prioritariamente, specialmente nei primi anni, a definire una mappa predittiva delle risorse archeologiche del sito.

continua l'approfondimento...

                                                                


IL  CAMPO-SCUOLA: DUE SETTIMANE DI STUDIO E RICERCA ARCHEOLOGICA

Nella prima metà del mese di luglio il C.I.S.A.S. , con la collaborazione tecnica e logistica dell’Amministrazione Comunale di Rotzo e della società Archeidos, ha inoltre organizzato, all’interno del mese di campagna di scavo, due settimane di studio, ricerca archeologica ed attività pratica sul campo per studenti universitari.
Il Campo-scuola, realizzato con il contributo della Provincia di Vicenza, ha rappresentato un rilevante prototipo sperimenatale, ad alto profilo tecnologico, di formazione archeologica.

continua l'approfondimento...


L’ARCHEOPERCORSO: ATTIVITA', VISITE ED INCONTRI

Il progetto dell'Archeopercorso del Bostel di Rotzo (www.archeidos.it/bosteldirotzo), finanziato dalla Provincia di Vicenza, dalla Comunità Montana dei Sette Comuni, dall'A.P.T. di Asiago e dal Comune di Rotzo e realizzato con un progetto collaborativo fra Università di Padova, Soprintendenza Archeologica per il Veneto e C.I.S.A.S. si inserisce in un ambito emergente di "Amministrazione delle Risorse Eco-Culturali".

continua l'approfondimento...