I Percorsi del Mito

Nel primo libro delle Memorie Istoriche dei Sette Comuni vicentini, l’Abate A. Dal Pozzo molto si dilunga nella descrizione “dell’antica Religione de’ nostri popoli” soffermandosi anche su alcuni particolari miti riferiti a suggestive località del territorio di Rotzo.


La mitologia fa parte del patrimonio culturale di ogni regione, al pari delle evidenze archeologiche. Non lascia testimonianze fisiche o segni nel terreno, ma è ancorato ad un suolo assai labile e deperibile: la memoria.


ALTABURG “...presso gli abitanti di Castelletto di Rotzo sussiste un’antichissima opinione che i Demoni abitino ne’ contorni di Alteburg. Quindi allorché formasi in vicinanza di quel colle un qualche temporale, tutti si mettono in paura che la gragnuola devasti la lor piccola campagna appoggiati non tanto all’esperienza, quanto ad una chimerica tradizione, che i Demoni tal volta sian stati uditi in aria affrettarsi l’un l’altro a portare la desolazione su quel piccolo distretto, prima di essere frastornati ed impediti dal suono della campana della piccola chiesa di S. Margarita, ch’è tenuta universalmente per la più antica de’ Sette Comuni.”

ALTARKNOTTO "...un gran masso sull’orlo d’una rupe alta, che pare in atto di precipitarenel sottoposto burrone. Questo chiamasi àltar, Altar-Knoto, Éltarle, cioè pietra dell’altare, altaretto. La sua figura si accosta alla quadrangolare, è lungo trenta piedi circa, largo venti, ed alto quindici. Nel lato più lungo ha da una parte uno sporto in fuori, a guisa di tettoja che lascia di sotto un vuoto alto piedi sette, e lungo undici e mezzo, capace di contenere al coperto e in piedi da dodici e più persone, e nella parte opposta v’ha un altro sporto simile, ma che forma un’altare alto sette piedi circa, e undici e mezzo lungo. Forse per dare a questa pietra la figura di altare, vi sarà concorsa in qualche modo anche l’arte. (...) gli abitanti di S. Pietro di Valdastico, in vista dei quali torreggia in alto la suddetta pietra dell’Altare, la chiamano comunemente la pietra del Diavolo; e le femmine raccontano ai loro bamboli, che il Diavolo tiene sotto di essa un tesoro, e che talvolta fu veduto esporre all’aria ed allargare sotto la medesima l’oro e l’argento per soleggiarlo. Da questa baja possiamo argomentare, che i nostri progenitori avessero consacrata quella pietra ai Nani, i quali (...) si credevano possedere, e conservare nascoste sotto le loro pietre immense ricchezze."